Comune di Imbersago

Il Traghetto di Leonardo Da Vinci

Il Traghetto Leonardo da Vinci

Copertina Traghetto

Comitato traghetto Leonardo daVinci

IL TRAGHETTO LEONARDO DAVINCI

Immagini, personaggi e vicende deltraghetto tra Imbersago e Villa d'Adda


Un impegno che deve continuare

Per Imbersago non è un modo di dire o uno slogan, ma una realtà, unavocazione, un impegno.

Si perde nel tempo il ricordo dell’esistenza della località "IlPorto" da dove è possibile attraversare per raggiungere la spondabergamasca.

Un traghetto che scivola silenzioso sulle acque del fiume Adda, così comel’ha raffigurato il Grande Genio Leonardo, senza causare ne rumori, nèinquinamenti, che svolge ancora, come nel passato, un servizio dicollegamento con il Comune di Villa d’Adda, evitando il lungo giroobbligatorio verso i ponti di Paderno e Brivio.

Un mezzo di trasporto un tempo utilizzato preminentemente per traffico ecommerci, oggi deve la sua funzione primaria al turismo.

E’ per Imbersago un fatto culturale oltre che un servizio assicuratocon notevoli sforzi organizzativi ed economici.

In contrasto con la rapidità dei mezzi ed il continuo invito a correre, adanticipare situazioni con la mente, posto in un angolo tutto da godere, iltraghetto esercita ancora un invito a soffermarsi con lo sguardo e con ilpensiero a contemplare la natura, i monti che in lontananza si stagliano altinel cielo e quei luoghi che hanno ispirato eccelsi artisti.

Una natura ancora vivibile grazie anche all’attenzione che lediverse amministrazioni, che si sono succedute, hanno sempre prestato,anticipando per la sua salvaguardia anche decisioni di Enti superiori (fascedi rispetto fluviale).

E’ un impegno che deve continuare ed è doveroso promuovereinterventi atti alla migliore fruizione dei luoghi, nel rispetto di questasplendida "cornice" che la natura ci ha messo a disposizione.

Giovanni Villa - Sindaco di Imbersago


L'importanza della memoria storica

Da molto tempo il Traghetto raffigurato da Leonardo da Vinci collegaImbersago e Villa d’Adda. Il legame però non è solo fisico, ma ancheculturale e storico.

Quando le strade non erano così belle e la televisione non esisteva iltraghetto era un importante legame anche economico. Forse allora i due paesierano paradossalmente più vicini di quanto non lo siano oggi.

Ricordo che mia nonna raccontava di quando nel 1915-1920 lavorava pressoil forno di prestino di Imbersago e di quando molte persone di Villad’Adda andavano a lavorare ed a ballare ad Imbersago (e viceversa).

Più recentemente, negli anni 50-60, c’era ancora il pendolare,pedone o ciclista, che per andare al lavoro usava il traghetto, che il Comunedi Imbersago ha appena restaurato.

Oggi il Traghetto è un mezzo di trasporto molto rispettosodell’ambiente, vicino agli insediamenti medioevali dei due paesi edinserito in un panorama che spetta ai due comuni rispettare e valorizzare.

L’inaugurazione e il mantenimento del nuovo traghetto è quindi unodegli atti più importanti per la memoria storica delle due comunità e per lavivibiità presente e futura del fiume Adda.

Alberto Mazzola - Sindaco di Villa d'Adda


Il nuovo traghetto di Imbersago

Non sembri strano defmire ad alta caratura il rimettere in moto questaopera di ingegneria "vivente".

In un momento in cui i passaggi sociali, politici ed economici sono tantie vorticosi questo "traghetto di Leonardo" rappresenta un segno importante: èl’attenzione, mai dispersa, di una comunità ad un patrimonio culturalee popolare. In una parola, storico.

E’ la fatica di salvaguardare la memoria di quanto vive, si muoveopera e lavora dentro un territorio che ognuno sente come proprio e di tuttigli altri.

E’ la volontà di fare memoria, nel concreto e nella praticaquotidiana sulla vita passata cosicchè permanga nei giovani di oggi a didomani una cultura fortemente radicata.

Ogni persona vorrà e potrà dare a questa opera e a questo strumento, nellasemplicità, il significato che sentirà migliore e più vicino.

Il contributo che la Regione Lombardia ha voluto mettere a disposizione èanche un ringraziamento verso la comunità e gli amministratori locali diImbersago che con impegno hanno pensato e rifatto divenire realtà untraghetto che diviene monumento vivo.

Giliola Sironi - Consigliere Regionale


Una lezione di filosofia

Mi capita spesso di venire ad Imbersago, in riva all’Adda, allaricerca di un posto fresco e tranquillo per ripararmi dalla calura edall’afa estiva ed ogni volta sono piacevolmente sorpreso dallabellezza di questi luoghi. Mi piace sedermi all’ombra e farmiaccarezzare da quella leggera brezza che si alza dall’acqua semprenelle stesse ore del giorno. Sono felice di liberare la mente dai problemi edalle preoccupazioni e tuffare lo sguardo in quest’oasi di pace.

Qui il fiume, incassato tra due rive verdi, è tranquillo e scorre lento.Unlungo cavo di metallo lo attraversa e la fatica di un solo uomo muove unozatterone, ultimo sopravvissuto di numerosi traghetti che consentivano disuperare la corrente del fiume con la guida di una fune tra le due rive.

E’ questa un’immagine che si può ritrovare inalterata in undisegno del sommo Leonardo del 1513 dal titolo "paesaggio dell’Adda conparticolare di un traghetto".

Il disegno di Leonardo

Un traghetto senza motore e che non fa rumore rappresenta e sintetizza glisforzi che il Parco Adda Nord sta facendo in materia di tutela e salvaguardiadell’ambiente. Sforzi che si sono concretizzati conl’approvazione del piano territoriale di coordinamento che regolal'utilizzo del fiume e del suo territorio per far si che l’uomo noncontinui a sfruttarlo indiscriminatamente correndo il rischio di provocareferite mortali alla sua bellezza.

Sforzi che si concretizzano anche con lo sviluppo dei progetti culturali,perché siamo convinti che la salvaguardia dell’ambiente naturale in cuiviviamo non può essere affidata alle sole norme legislative e regolamentarima impone un nuovo modo di pensare e di essere.Conoscendo bene il fiume siimpara ad amarlo ed a rispettarlo e sarà poi facile difenderlo dagliinevitabili attacchi dell’uomo.

Seduti, qualche volta, in riva al fiume ascoltiamo la sua lezione difilosofia sull’uomo che passa e sulla natura che deve restare per glialtri uomini che seguiranno.

Dott. Salvartore Corna - Presidente del Parco Adda Nord


Personaggi illustri sulle rive dell’Adda

Non penso che nella nostra Italia esista un tratto di fiume capace dioffrire tanta ricchezza di storia ed una presenza di grandi figure di uominicelebri, come il tratto di Adda che da Brivio conduce a Trezzo.

Grazie al cielo, in questi ultimi vent’anni, da quando l’liottobre 1977 venne celebrato a Paderno il bicentenario della inaugurazionedelle chiuse che Maria Teresa d’Austria volle far costruire, si èaccresciuta la voglia di far conoscere e scoprire nuove notizie sulle vicendedel fiume.

Per chi conosce bene questo tratto di fiume torna facile ricordare lafigura di Leonardo da Vinci che alla Rocchetta aveva Balza alla memoria CarloPagnano nobile milanese che nel 1520 cida in un codice la descrizione delleipotesi avanzate dal ducato milanese per vincere i dislivelli del corsod’acqua. Non meno importante è l’ingegnere e pittore GiuseppeMeda, per i suoi arditi progetti, grazie ai quali può essere ritenuto il veroideatore delle conche in Adda Durante il periodo austriaco eccol’Imperatrice Maria Teresa, l’Arciduca Ferdinando, il ministroFizmion e l’imprenditore Piero Nosetti che insieme hanno resonavigabile questo tratto d’Adda completando il sistema di navigazionedei navigli milanesi.

Anche un sacerdote lecchese Antonio Stoppani nel suo "Il Bel Paese" allaserrata 33ma paragona il Reno all’Adda di Paderno. E a proposito dinavigli di Paderno si esprimeva così: "Non sai che è una meraviglia delmondo? Almeno una delle cose più singolari che si possono osservare da chivisita il Bel Paese?

Altra meraviglia è il ponte in ferro che congiunge la sponda bergamasca ecomasca con un’ardita ed elegante arcata. Progettatodall’ingegnere Julius Rothlisberger e realizzato dalle officine diSavigliano.

Ai nostri tempi l’ultima celebre figura a rendere gloriose le acquedell’Adda fu Angelo Roncalli. Non ingegnere, non progettista, mapontefice di ampie vedute e iniziatore coraggioso del Concilio VaticanoII.

E’ stato salutato il Papa Buono che ha saputo portare nel mondoun’aria di ottimismo, di speranza e di pace tra gli uomini. Con lui siè inaugurata un’era nuova delle vicende della Chiesa e del mondo.Nativo della vicina Sotto il Monte, da bambino e da seminarista veniva spessoal Santuario della Madonna del Bosco per raccomandare la sua vocazione e siserviva del traghetto per l’attraversamento dell’Adda. Sentivaquesti luoghi, queste acque sue, e li ricordava spesso. I segni della suapresenza qui ad Imbersago sonoancora vivi.

Una lapide, posta presso il traghetto, per iniziativa lodevole dellalocale amministrazione, ricorda il suo attraversamento dell’Adda. Lamente elevata del Professor Ezio Franceschini, rettore dell’UniversitàCattolica, con versi poetici ha fissato alla memoria l’avvenimento.

QUI PRESSO IL TRAGHETTO

CHE LO VIDE PASSAGGERO FINO DALL'INFANZIA

IL CONSILIIO COMUNALE DI IMBERSAGO

CON VOTO UNANIME

VUOLE RICORDATO NEL MARMO

PAPA GIOVANNI XXIII

IL QUALEPER DIVINA ISPIRAZIONE INDICENDO

IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

CONDUSSE AUDACEMENTE LA CHIESA

ALL’INCONTROCON IL MONDO CONTEMPORANEO

I° MAGGIO 1966

Anche il Santuario della Madonna del Bosco conserva un caro ricordo diquesto pontefice che, non ancora Papa, incoronò l’effige Mariana il 29agosto 1954 su incarico del Cardinale Schuster, che era impossibilitato permotivi di salute e giudicò l’allora Patriarca di Venezia come lapersona più degna di compiere il gesto religioso.

I devoti del Santuario a di Giovanni XXIII hanno saputo dedicargli unagigantesca statua bronzea. Essa troneggia al termine della scalinata, e ilsuo sguardo spazia benedicente sulla terra di Lombardia, mentre ai suoi piedile acque del fiume continuano a scorrere.

Ci sia sufficiente e consolante pensare che un Papa aveva care nel suocuore, fin da bambino, le acque del nostro fiume.

Don Mario Colombini


Un fiume ricco di storia

E' difficile trovare un fiume più ricco di storia - non solo remota maancora viva e fertile - come l’Adda; ed in particolare come il trattodi Adda sublacuale, ove grande Storia, storia locale e materiale, natura,storia dell’industria e della tecnologia, storia dell’arte,cultura del fiume e vicende umane si addensano e si materializzano in unbreve tratto di luoghi, di siti e di segni compattati da un lungo arco dimemorie ed avvenimenti.

In un fiume dai "confini sconfinati" che divide, unisce, polarizza e mettein relazione, allo stesso tempo, uomini e territori diversi ancorchéseparati.

Così come è altrettanto difficile trovare nella storia una figura diartista e di scienziato più nota, esaltata e mitizzata - sia dalla cultura"colta" che dall’immaginario popolare e collettivo - come quella diLeonardo.

Se poi si devono accostare, come giustamente occorre e necessita perspiegare le vicende dell’uno in rapporto all’altro, il nomedell’Adda col nome di Leonardo, accade spesso che si sviluppino edemergano, assieme a forti suggestioni, immagini e ricche "reveries", ancheuna grande quantità di mitizzazioni e veri e propri "falsi storici" e "falsiscientifici" - sempre assai duri a morire - proprio in forza delle loro"apparenti prove provate" create dagli stessi disegni di Leonardo.

Ecco che allora scattano i classici titoli e le classiche falsitàgiornalistiche del genere: "i Navigli di Leonardo", "l’Adda diLeonardo", le conche leonardesche" e via inventando e fantasticando (efalsificando).

Così dicasi appunto per il "leonardesco" traghetto di Imbersago (ma seesiste il disegno!) ove la "evidenza" del noto schizzo basta di solito perfarne attribuire al genio di Vinci (ma in realtà esistevano da molto primadei soggiorni sull’Adda di Leonardo).

Ma così dicasi anche per i numerosi altri "disegni dal vero" (in realtàquasi sempre studi e rilievi di oggetti ad opere esistenti, a fini di studioe documentazione, che servivano ad alimentare la insaziabile curiositàtecnico scientifica di Leonardo) come quello che ha forse creato i maggioriequivoci sul ruolo di Leonardo in rapporto ai Navigli (vigorosamente escientificamente demitizzati già da Luca Beltrami) ovvero il rilievo distudio per le "portine" e i portoni" di una conca-tipo, o le altrettanto note"ipotesi e invenzioni tecniche" di Leonardo per la soluzione dei problemidella costruzione di un Naviglio nella valle di Paderno, invero non ancoradel tutto ben decifrati ma, soprattutto, realizzati.

Arch. Gianni Beltrame


Un fiume due sponde

L’occasione di una celebrazione viene spesso interpretata comemomento di compiacimento per un traguardo raggiunto o come legittimasoddisfazione per un evento a lungo atteso.

L’installazione di un nuovo traghetto sull’Adda tra Imbersagoe Villa d’Adda ci rassicura in quanto l’aspetto consueto, manello stesso tempo straordinario, di questa macchina-ecologica" continuerà adaccompagnare la vita del fiume e la nostra.

L’aspetto che l’abitudine consegna al luogo del Porto diImbersago quindi continuerà ad essere quello che per secoli ha visto scorrereda sponda a sponda, sul filo teso attraverso il fiume, questa imbarcazione didue barche accostate.Scivola il traghetto sul pelo dell’acqua appenaincrespato, saldamente fissato il timone nella direzione della bisettrice diun angolo retto; unico avvertimento il lieve rumore del ruotare del cilindrodi guida del filo teso.

Traghetto unico e solo ormai su tutto il percorso dell’Addasublacuale, a testimonianza silenziosa di tutti gli altri scomparsi, mapresenti nella memoria storica delle mappe e dei trattati sepolti negliarchivi.

A Brivio, Paderno, a Trezzo, per citare i più importanti nodi dicomunicazione tra sponda e sponda, esistevano "macchine" simili azionatedalla corrente dell'acqua, stimate rappresentazioni di consuetudini laboriosee pacifiche tra diverse popolazioni rivierasche, oggetto di scambio dicultura e di abitudini, di commerci e di alternati appuntamenti di riti efeste religiose.

Le mappe che ci consegnano la testimonianza della presenza di questicollegamenti "leggeri" riconducono anche ad altre riflessioni.

Mappa del Porto

Il fiume Adda, nella sua parte sub-lacuale, utilizzato come naturaleconfine tra il Ducato di Milano e la Serenissima Repubblica Veneta, ci vieneriproposto, nelle mappe redatte nel 1753 della riconfinazione storicadell’Adda, come un ecosistema assai complesso.

La lettura dei segni sparsi sulle carte ci trasmettono solo pallidamentequello che doveva essere il fervore delle attività e l’alto valoreassegnato a quest'acqua che scorre e cadenza lo svolgere della vita sulle suesponde.

Il fiume è disseminato di impianti fissi per la pesca con sbarramenti:ichiusoni e le gueglie impiantate dove la corrente è più forte, formate da dueali di siepi a forma di V nelle quali convogliare i pesci per la cattura conle reti.

Vicino alle sponde si vedono numerati i legnari, altro impianto fisso difascine di legna accatastate: due volte all’anno, contornato il"legnee" con le reti, dopo aver fatto penetrare la calce nelle fascine, siraccoglie il pesce che fugge.Altri impianti fissi presenti sul fiume sono lepeschiere: impiantate dove l’acqua è più bassa servono per allevarevari tipi di pesce.

E’ notizia certa che il "pescato" tra Brivio e Airuno veniva vendutoin tempo di Quaresima a Milano settimanalmente in ragione di 150 libbre. Lanotizia, raccolta in un manoscritto degli "Annali della Madonna del Bosco",fà riferimento al XVI (1500) secolo.A testimonianza di quanto fosseimportante l’uso di questi impianti per la pesca è la regolamentazionetra proprietà e affittuari. La gueglia vicino al traghetto di Imbersago, diproprietà della Contessa Francesca Simonetta, è fatti oggetto di un contrattodi durata novennale, nel quale vengono precisate le cure e le manutenzioniche si ritengono d’obbligo per conservare il bene.

I mulini, i magli, le folle, i tronchi, "molazza per molar" ferri sisusseguono sia sulla sponda destra che su quella sinistra, costruiscono unambiente natural-umano con i loro canali di convogliamento delle acque e conle loro pale che ruotano in numero sempre più progressivo fino ad arrivare a6-8 per ogni impianto e conducono presso le sponde del fiume una diversa evariegata umanità.

Mappa mulini

I mulini detti "alla bolognese" a filar seta, i magli a batter il ferro ei torchi per spremere olio dal ravizzone e dalla linosa, oltre che le folleper battere i panni-lani: tra tutti questi i gerghi e i dialetti che simischiano, le popolazioni tra loro straniere, di stati di confine checomunicano, e su tutto il traghetto che trasporta da sponda a sponda "liuomini con fagotti, i cavalli, i muli, i carri".

La complessità, e quindi la grande importanza rivestita da questa vita sulfiume, esce prorompente anche dalla lettura di documenti che dovrebberoessere, in assoluto, aridi.

Invece dalle ampollose e sinistramente minacciose "Grida" del periodospagnolo (XVII e XVIII secolo), dalle "bolle" e dalle ricevute del pagamentodei dazi ci si affaccia una umanità operosa e vigile nell’uso delfiume.

I dazi di cui è fatto oggetto l’Adda nell’imposta sulmovimento delle ruote detti "delli Rodigini e Rouatici", sul "ripatico" e su"la transitura" per le barche di passaggio, sul "portonatico" per la sostanei porti, su "la palifittura" per le barche che si legavano ai pali, ciavvertono di quale importanza fosse rivestita qualsiasi attività umana chesul fiume si andava svolgendo.

L’aspetto di una società che riproduce il bene per poterne di nuovousufruire, l’aspetto di un habitat naturale con il quale confrontarsi eper il quale si ha l’amore che viene dato all’elemento cardineper la tua sopravvivenza e nel quale vedi lo sviluppo e la vita dellasuccessive generazioni: ecco ciò che prepotentemente ci sta di fronte quandoanalizziamo queste testimonianze.

Assai diversa è la concezione che dall’inizio del XX secolo e, giùgiù, fino ad oggi abbiamo visto riproporsi sullo stesso territorio;l’avvento della monocoltura idroelettrica, con i suoi sbarramentisuccessivi (dalla centrale Bertini con la diga di Pademo -1913-, allacentrale Taccani di Trezzo -1906- alla centrale Esterle di Cornate con ladiga di Robbiate -1911-), ha definitivamente depauperato l’interotratto di Adda posto a nord di questi "monumenti" alla produzioneindustriale.La produzione infatti di energia elettrica, indubbiamente pulitaperché ottenuta con l’acqua e con metodi non inquinanti, ha però nelcontempo impedito quella riproduzione del bene che è stata la base culturaledella vita di tante generazioni nei precedenti secoli.

La società Edison, anzi, pur essendo obbligata al rispetto di norme atte asalvaguardare una serie di funzioni come la navigabilità del fiume (obbligoinserito nella convenzione per lo sfruttamento delle acque dell’Addaper uso idroelettrico), dopo aver espropriato tutti i mulini esistenti lungol’Adda a monte della costruenda diga, dopo aver innalzato le acque delfiume sommergendo tutte le costruzioni dei mulini sulle sponde, dopo averreso inutilizzabili le gueglie e i legnari infissi sul fondale ormai divenutoeccessivamente profondo, non si è più fatta carico dei propri impegnirelativi al mantenimento delle condizioni di navigabilità del fiume.

Il porto in costruzione

Il dislivello di 56 metri esistente tra il lago di Lecco e l’inciledel Naviglio della Martesana viene, ormai da tempo, quasi totalmenteutilizzato a tini idroelettrici. L’impianto di Paderno della centrale"Bertini" (Edison 1900), quello della centrale "Taccani" di Trezzo (Orobia1906) e la centrale "Esterle" (Edison 1911) collegata alla diga di Robbiate,unite alle opere di regolamentazione del lago costituite dalla diga diOlginate, sfruttano complessivamente un dislivello pari a mt. 51.00, rendendopraticamente improponibile qualsiasi ipotesi di ulteriore sfruttamentoidroelettrico dell’Adda sub-lacuale.

Evidentemente il paesaggio a nord di queste costruzioni, che pur

L’habitat in cui oggi viviamo ha subito una modificazione non piùreversibile; rimane a futura memoria solamente una innumerevole e preziosadocumentazione storica e cartografica.

Questo patrimonio di indiscutibile valenza è però confinato in un angustospazio di conoscenza.

Auguriamoci che questa occasione possa essere una scintilla per unrinnovato interesse alla comprensione di come eravamo.

Con la certezza che ciò ci aiuterà, nel riconoscere i rischi, a coniugaremeglio le attività e le necessità dell’uomo con il complesso ecosistemain cui le nostre comunità sono inserite.

Arch: Augusta Gritti

Ing. Filippo Panzeri


Il valore di un ricordo

Niente potrebbe risultare così correlato come il traghetto e il suotraghettatore. La macchina e l’uomo come elementi in simbiosi tra loro,parti fisiche e intelligenti dello stesso atto.

Il bordo di Villa d’Adda si allontana mentre il braccio conl’asta si aggancia saldamente alla corda tesa tra sponda e sponda;questo piccolo gesto assesta la traiettoria, cadenza la velocità delle barcheaccostate, comanda la "macchina" traghetto.

Gesti misurati, cronologicamente perfetti, quali il ritmo del morsodell’asta sul filo, lo spostamento del timone, eseguiti con i tempi ele cadenze di sempre, quasi indolenti se non fosse tutto così preciso escritto nell’esperienza di questi uomini e donne che si sono succedutinegli anni alla guida del traghetto.

I due traghettatori

Il volo dei cigni che si alza alto sopra il filo teso, l’angoscia diun uccello morto perché ignaro dell’insidia di quella corda tesa, ilviolento temporale battere sulle tavole di legno, il ghiaccio che si sciogliementre l’imbarcazione trova il filo della corrente, la leggeraimpalpabilenebbia che si alza dal pelo dell’acqua, il richiamo deipescatori che la sera illuminano con le loro luci le sponde sono le emozionie le immagini fissate negli occhi e nell’anima di questi "naviganti",figure che assumono, nel tempo, il valore di un ricordo globale, e nonscindibile, con l’ambiente del Porto di Imbersago.

Lo scrutare la corrente, il dolore di un fiume spesso offeso dalle macchieoleose dell’inquinamento, il dolce e mansueto scorrere di un tempo"umano" non legato a spinte o motori, divengono elemento di conversazionericorrente, di comunicazione spontanea tra il traghettatore e ilpasseggero.

Appena saliti sulle tavole ci si libera da quelle ansie e da quella speciedi ossessione frenetica che ormai accompagna ogni nostra azione quotidiana:il tempo riprende la sua dimensione più pacata e la voglia di comunicare sidistende.

Il traghettatore diventa così, per il lasso di tempo tra sponda e sponda,un amico con cui il dialogare diventa spontaneo e naturale.

Il traghetto sul lago

Spesso gli sposi salgono per farsi fotografare in stereotipate immagini daalbum, ma inconsciamente l’ambiente li fagocita in un tutto semprediverso e misterioso: la folata di vento, lo scarto improvviso della chiglia,il volo subitaneo degli uccelli rendono la cornice imprevedibile; spesso icanti e le allegre brigate si impadroniscono delle panche del traghetto e iltraghettatore diventa per un attimo l’anfitrione di una festaimprovvisata.

Un microcosmo sul quale egli domina e "comanda" con la sicurezza che ilsuo ruolo gli assegna.

Lungi dall’essere il Caronte dantesco, il traghettatore deltraghetto di Imbersago assume nel tempo una luce e un’aurea di dolce eamicale ricordo.

Arch: Augusta Gritti

Ing. Filippo Panzeri


Episodi di vita

E’ difficile pensare al traghetto come ad un semplice mezzo ditrasporto: esso vive e prende nuove sembianze nei ricordi della gente, degliabitanti delle due sponde, che attorno all’imbarcazione hanno vistonascere e scomparire abitudini e tradizioni che la fantasia popolare haspesso trasformato, conferendo un alone leggendario anche agli eventi piùordinari.

E così, soprattutto dalle memorie delle persone più anziane, prendonoforma aneddoti suggestivi come quello, lontano e quasi dimenticato,documentato in un ex-voto conservato ancora oggi nel Santuario della Madonnadel Bosco, e recuperato da una testimonianza di Vincenzo Maggioni, che guidòil "nonno" del nuovo traghetto.

"L’incidente risale ai primi del novecento: un giorno la corda siruppe, a valle, allora, esisteva un mulino per la macina, che sfruttava unaapida del fiume. La chiatta vi sarebbe stata trascinata?

Le persone a bordo vissero momenti di autentica angoscia, era pericolosoanche tuffarsi tra i gorghi. Fortunatamente la chiatta evitò la rapida eL’incidente si concluse senza vittime. Ma la paura fu grande, tanto chefu dedicato un ex-voto alla Madonna, che raffigura il traghetto come eraallora, tutto in legno e più piccolo dell’attuale.

Ex voto traghetto

"In paese, poi, c’è chi ancora ricorda tempi in cui si scendeva alporto per lavare i panni lungo la riva del fiume, racconta infatti BiancaBrolis che "arrivavano anche dai paesi vicini le donne con i carri carichi dimastelli con i panni da lavare, soprattutto durante i cambi di stagione oquando moriva qualcuno, insaponavano i panni sul muretto vicino al traghettoli lasciavano al sole a scaldarsi e poi li risciacquavano sulle piastre lungol’argine.

L’acqua dolce, allora particolarmente pulita, era ottima per fare ilbucato. Sulla sponda di Villa d’Adda invece, le donne erano semprepresenti, perché in paese l’acqua scarseggiava".

Se ci si spinge con i ricordi fino alla prima metà del novecento, siarriva al periodo in cui la gestione di quel tratto d’Adda eraappannaggio esclusivo della Contessa Castelbarco che aveva affidatoun’unica licenza di pesca a Pietro Magni, già guardiapesca per conto diuna società di pescatori che, in accordo con la Contessa, portava sportivifin da Milano per godere delle pescose acque.

Dai ricordi di Costante Magni, figlio del traghettatore che guidòl’imbarcazione negli anni ‘50, si viene a conoscenza di una seriedi interessanti modifiche tecniche operate per rendere il traghetto piùefficente e sicuro.

Lo stesso Magni aveva provveduto a porre tra i due rulli-guida del cavoportante un disco per evitare che il filo, lasciato libero di scorrereverticalmente, toccasse auto e viaggiatori durante la traversata.

Un altro dispositivo di sicurezza tramandatosi poi con gli altri traghettiè stato il fissaggio del palo-guida alla piattaforma mediante dei tiranti,che hanno permesso di evitare, come si rischiò più volte, che la piantana sisfilasse lasciando il traghetto in equilibrio precario.

Ora per fortuna, questi rischi sono scomparsi, grazie anche a questepiccole modifiche "artigianali" che hanno suggerito ai tecnici moderni lastrada per rendere il traghetto completamente sicuro, senza tradire però lavera natura di "mezzo popolare", fonte inesauribile di ricordi e leggende.

Gruppo giovanile Epicentro


Il porto di Villa d'Adda

A farla spiccia, il traghetto visto da Villa d’Adda è la stessa cosache visto da Imbersago. due barconi con sopra una casupola che vanno di qua edi là dall’Adda correndo lungo una fune. Un marchingegno tanto fuoridal tempo che, se si vuole andare da una sponda all’altra, si passa sulponte di Brivio o su quello di Paderno.

E non ci sarebbe più niente da dire se si pensasse al traghetto solo comea un mezzo di trasporto.

Il fatto è che questo benedetto arnese è qualcosa di più. Almeno per lagente nata e cresciuta sulle due sponde che unisce. Per rendersene Conto nonci vuole molto. Basta montare a bordo, andare da una riva all’altra etornare senza sosta intermedia.

Se non si teme di essere scambiati per originali, si può anche convincereil manovratore a rallentare quando arriva in mezzo al fiume, allora bastaguardarsi in giro un momento, un attimo solo e si entra nella dimensionegiusta. Si capisce che il traghetto non è per niente un mezzo di trasporto.Si capisce che non serve a nulla ai nostri giorni. Ma si sente che haun’anima.Non c’é da stupirsi troppo.

Tutto quanto vive lungo un fiume ha un’anima. Sarà per l’acquache corre a valle e lascia sulla riva stole raccolte chissà dove. Sarà perché alla gente di fiume il tempo sembra adattarsi ai capricci della corrente. Ma anche il traghetto no sfugge alla regola.

E la gente di Villa d’Adda, se vuole trovare la sua anima e il suo cuore, deve passare di qua.

Sarebbe fin troppo facile dire che il traghetto, per i bergamaschi, ha sempre rappresentato un simbolo di dialogo con quelli di Como. Sarebbe troppo facile, ma non sarebbe vero, è meglio lasciarlo dire ai sindaci nei discorsi ufficiali, se vogliono. Basta riflettere su un particolare per rendersene conto.

Sia sulla sponda di Imbersago che su quella di Villa D’Adda, non ci sono abitazioni. Solo ristoranti e bar. Il resto dei paesi è arroccato molto più in alto, sulla collina.

Il traghetto, per Villa d’Adda ha significato tuttaltro. E’ stato uno dei simboli della propria identità. Ha dato forma alla tentazione dei villadaddesi di invadere l’altra riva e, insieme al timore di essere invasi da quelli che stanno di là. Ma proprio questa duplice valenza ha funzionato da valvola di sfogo Lentamente, secoli di storia in cui l’Adda ha fatto da confine tra genti tutt’altro che amiche si sono stemperati in rapporti civili di buon vicinato.

Non a caso, dagli anni Trenta alla fine degli anni Sessanta, il tratto di sponda che avvolge l’approdo del traghetto è divenuto la riviera del posto. C’erano altri luoghi lungo la riva, ma non funzionavano altrettanto bene. Non avevano la stessa forza di attrazione del Porto tanto da essere abbandonati nel corso del tempo. Il motivo è abbastanza semplice. Perché c’era una strada comoda che ci arrivava certo.

Ma anche per qualcosa di più. Era in modo di presidiare la propria sponda. Perché il traghetto era bello e comodo, ma lungo il suo filo poteva anche correre un’invasione. E, allora, si scendeva in riviera per difendere la propria identità, esibendola, ostentandola a chi stava dall’altra parte.

Così, il Porto, con il suo traghetto, è divenuto l’unico luogo che tuttii villadaddesi abbiano frequentato con costanza.

Altri non ve ne sono:perché il paese è troppo sparso, buttato giù alla meglio tra fiume ecollina; perché non ha una vera piazza in cui la gente possa incontrarsi.

E quindi è divenuto anche l’unico luogo in cui tutti, ma proprio tutti,hanno lasciato un pò della propria stona.

Tutti, a parte le ultime generazioni che preferiscono Rimini oRiccione, hanno lasciato un bel pò di estati laggiù, attorno al traghetto.I vecchi che raccontavano di quando l’acqua dell’Adda si poteva bere.I giovani che cavavano le urla di Gianni Morandi e Little Tony dai mangiadischi. Le donne che portavano carrettate di panni al lavatoio. Questo tratto di fiume si è impregnato di tutte le loro storie ed è divenuto l’unico luogo della memoria che i villadaddesi abbiano in comune.

Vi si intreccia tutto quanto la vita porta alla luce. Piccoli aneddoti, storia, mito.Sono parole complicate, ma quando prendono a muoversi sulle gambe degli uomini divengono il cuore di un paese.

E se il traghetto ha portato un pò di questo cuore anche sull’altra sponda tanto meglio. Vuol dire che un pò di Imbersago è venuto da questa parte e siamo più vicini di quanto si potrebbe pensare.

Dott. Alessandro Gnocchi


Il nuovo traghetto Leonardo da Vinci

La storia del Traghetto di Imbersago continua, a dispetto del tempo che passa inesorabile e che spesso non lascia traccia del passato. Ciò che gli sopravvive non tarda a diventare leggenda, e noi possiamo forse vantarci di essere, dopo oltre vent’anni, spettatori del rinnovarsi di un mito.

Il traghetto vecchio non ce la faceva proprio più; le migliaia e migliaia di traversate, e probabilmente l’acqua non più pura di un tempo, avevano già reso indispensabile un attento restauro l’anno scorso; ora andrà meritatamente in pensione, lasciando il suo posto ad uno nuovo.

La gloriosa eredità passa dunque a questo nuovo mezzo progettato nel rispetto della tradizione, in omaggio agli anni che furono, e costruito con moderne tecnologie, affinché possa nuovamente sconfiggere il tempo.

Il suo profilo, inconfondibile perché unico, è sempre lo stesso, naturale protendersi dal profilo del fiume, e scivolerà sicuro tra le due rive, forte com’è del suo onesto legno di rovere e larice.Sicuramente l’Adda mai gli negherà la forza della sua corrente, né il traghettatore due vigorose braccia, decisive per la spinta iniziale. Il segreto del suo silenzioso moto è racchiuso in questa magica e misteriosa combinazione, tanto ci basta e non chiediamo oltre.

Forse solo un occhio attento, ed innamorato di questa semplicità, potrà notare quei particolari che lo distinguono dai precedenti e che appena perfezionano un’idea di secoli andati.

Il nuovo Traghetto ha sistemate all’interno degli scafi, nascoste dalla piattaforma di carico, due casse per la zavorra: una elettro-pompa le riempie e svuota di acqua quando il livello del fiume subisce i capricci della natura. Sino ad ora, invece, si sono riempiti direttamente i due scafi, che nfatti hanno subito danni notevoli per la stagnazione dell’acqua. Ecco perché, per evitare anche quelli dell’acqua piovana, le estremità degli scafi sono state ricoperte, ed il ponte stesso è stato previsto con un leggero balzone che permetta il defluire della pioggia.

Infine, laddove neppure il legno più ostinato può sperare di averla vinta, è venuta in aiuto la chimica, ed i fasciami degli scafi sono stati rivestiti esternamente con uno strato di plastica e fibra di vetro.Insomma, un progetto ed un’opera a regola d’arte e a norma di legge, dato che a fronte dei vincoli artistici sono stati imposti anche precisi obblighi per la sicurezza.

Tanto studio e tanto lavoro "solo" per poterlo anche semplicemente guardare, mentre lui, pacifico, sicuramente si vanta di tanta attenzione, e gonfierà perfino il petto quando, non di raro, citeremo il suo nome alludento a chissà quali origini Leonardesche.

Ma questo a noi poco importa, perché ciò che veramente e fondamentale è la certezza di sapere che ci sono cose che il tempo proprio non cambia...

Gruppo giovanile Epicentro


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